giovedì 25 luglio 2013

Sicilia apre le porte alla coltivazione della Canapa



La Sicilia apre le porte alla coltivazione della Canapa -

L’Assessorato alle politiche agricole della Regione Siciliana appoggia l’iniziativa di tre giovani siciliani, che, con la loro azienda “Sicilcanapa”, portano avanti un importante progetto finalizzato al reinserimento della coltivazione della canapa e della lavorazione dei derivati.

Una sponda è arrivata anche dal capogruppo M5S all’Ars, Cancelleri: “Conosco la canapa attraverso le tantissime informazioni che questi giovani imprenditori mi hanno fornito. Confesso d’essere rimasto stupito da questa pianta che è capace di fornire in un anno, con un solo ettaro di coltivazione, la stessa cellulosa che si ricava da quattro ettari di foresta cresciuta per decenni, e questo è solo uno dei tantissimi impieghi della canapa. Il seme di canapa, e l’olio da essi ricavato, hanno effetti altamente benefici nelle terapie per contrastare il colesterolo LDL e i problemi cardiovascolari in genere. Le coltivazioni che si prevedono in Sicilia saranno tutte effettuate tramite semenze certificate dalle quali nasceranno piante allo zero percento di THC, quindi assolutamente legali”.

[Fonte: SiciliaInformazioni]
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venerdì 12 luglio 2013

Spazio Fumetto - Museo del Fumetto di Milano



WOW Spazio Fumetto - Museo del Fumetto di Milano

  • Ritorna nella sua seconda edizione l'iniziativa promossa da Zona 4 e WOW Spazio Fumetto:
    Quattro appuntamenti con cinema e musica sotto le stelle con: "WOW che estate"!

    Musica dal vivo degli Artisti di strada e rassegna di film di Maurizio Nichetti

    PROGRAMMA EDIZIONE 2013:

    Venerdì 28 Giugno:
    Ore 19 - Claudio Niniano, un sentiero tra le vie del blues, folk, swing e pop
    Ore 21 - Film “Ladri di saponette”, regia di Maurizio Nichetti

    MAURIZIO NICHETTI, OSPITE SPECIALE DELLA SERATA,
    ci racconterà aneddoti e curiosità sui film in programma

    Venerdì 5 Luglio:
    Ore 19 - Koyaanis, band milanese emergente, acoustic/alternative rock
    Ore 21 - Film “Volere Volare”, regia di Maurizio Nichetti

    Venerdì 12 Luglio:
    Ore 19 - Andrea Gulotta, viaggio tra storici cantautori folk e country americani
    Ore 21 - Film “Stefano Quantestorie”, regia di Maurizio Nichetti

    Venerdì 19 Luglio:
    Ore 19 - Edwin Bischeri, un set acustico unico e originale del cantautore milanese
    Ore 21 - Film “Luna e l’altra”, regia di Maurizio Nichetti

    Al Gotham Café: happy hour e sfiziosità a partire dalle 19.30


    museowow.it

    si ringrazia:
    Consiglio di zona - Zona 4 e
    ASSOCIAZIONE ARTISTI DI STRADA DI MILANO
    facebook.com/artistidistradamilano


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mercoledì 10 luglio 2013

Favola AFRICANA :La Giraffa vanitosa





Favola AFRICANA : La Giraffa vanitosa  

Ai limiti di una grande foresta, in Africa, viveva tra gli altri animali una giraffa bellissima, agile e snella, più alta di qualunque altra. Sapendo di essere ammirata non solo dalle sue compagne ma da tutti gli animali era diventata superba e non aveva più rispetto per nessuno, né dava aiuto a chi glielo chiedeva. Anzi se ne andava in giro tutto il santo giorno per mostrare la sua bellezza agli uni e agli altri dicendo: - Guardatemi, io sono la più bella. -

Gli altri animali, stufi di udire le sue vanterie, la prendevano in giro, ma la giraffa vanitosa era troppo occupata a rimirarsi per dar loro retta. Un giorno la scimmia decise di darle una lezione. Si mise a blandirla con parole che accarezzavano le orecchie della giraffa: - Ma come sei bella! Ma come sei alta! La tua testa arriva dove nessuno altro animale può giungere... - E così dicendo, la condusse verso la palma della foresta.

Quando furono giunti là, la scimmia chiese alla giraffa di prendere i datteri che stavano in alto e che erano i più dolci. lì suo collo era lunghissimo, ma per quanto si sforzasse di allungarlo ancor di più, non riusciva a raggiungere il frutto. Allora la scimmia, con un balzo, saltò sul dorso della giraffa, poi sul collo e finalmente si issò sulla sua testa riuscendo ad afferrare il frutto desiderato. Una volta tornata a terra, la scimmia disse alla giraffa: - Vedi, cara mia, sei la più alta, la più bella, però non puoi vivere senza gli altri, non puoi fare a meno degli altri animali.

La giraffa imparò la lezione e da quel giorno cominciò a collaborare con gli altri animali e a rispettarli.


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venerdì 5 luglio 2013

Microespressioni facciali


Possono durare solo 1/25 di secondo. Se battete le palpebre in quel momento rischiate di non vederle. Fulminee, istantanee, inconsce. Rivelano le emozioni senza rendersene conto.
 Sono le microespressioni facciali.
Quante volte ad un bambino i genitori o i nonni ripetono di non fare “quella faccia”. Oppure prima che arrivino gli ospiti con i regali “mi raccomando, quando apri i pacchetti sorridi, mostrati contento e ringrazia”, nonostante provi tutt’altro.
Crescendo poi si impara ad affrontare situazioni simili e ad adattarsi a molte altre, come per esempio accogliere con un sorriso un ospite indesiderato, non mostrare rabbia quando si subisce un torto o non essere tristi durante una cena od una festa nonostante sia accaduto qualcosa di sgradevole.
In questi e molti altri casi la soluzione risiede nel mostrare un’espressione che si adegua a quella determinata situazione, ma che in realtà non appartiene alla vera emozione provata in quel momento.
E questo funziona. O almeno è quello che si crede. Il motivo è che l’essere umano non è un robot,
 per cui può accadere che, nonostante lo sforzo profuso per “contenere” un’emozione che non si vuole mostrare, succede che questa compaia ugualmente come microespressione, senza che nemmeno accorgersene. Avviene a livello inconscio e può durare solo 1/25 (un venticinquesimo) di secondo, tanto quanto un singolo fotogramma di un video o la durata di un battito di palpebre, svanendo con la stessa rapidità con cui è comparsa.

Da qui il termine Microespressione.
Una Microespressione varia rispetto ad una Macroespresione proprio nella durata. Un'emozione di base quando provata, compare sul viso e può durare 5-10 secondi o qualche minuto venendo considerata come Macroespressione, e serve per segnalare agli altri quale emozione si sta provando. Se si vuole invece nascondere questa stessa emozione, si tenderà a bloccare i muscoli del viso per non far comparire alcuna espressione. Sarà a questo punto che potrà comparire una Microespressione e, più é forte l'emozione provata, minore sarà la facilità di bloccare l'espressione, quindi maggiore la probabilità che compaia una Microespressione.

Per esempio, se si vuole tranquillizzare il proprio figlio seduto accanto mentre si é su un vagone delle montagne russe, si mostrerà un volto sereno e sorridente, nascondendo magari il fatto di essere più terrorizzati di lui. In questo caso reprimere o contenere un’espressione di paura risulta essere una vera impresa e, una volta iniziate le evoluzioni, una o più microespressioni potranno comparire sul volto.
Sarà invece più probabile “farla franca” quando si esaltano le doti culinarie di una amica per un pietanza che non proprio gradita. Si può essere traditi da altri dettagli come dal linguaggio del corpo o dalla voce, ma una microespressione di disgusto difficilmente comparirà.
Purtroppo però percepire, riconoscere ed interpretare una microespressione non è semplice, e come facilmente intuibile, il motivo principale riguarda la durata. Quasi mai si spende il 100% del tempo di una conversazione fissando gli occhi o il viso del proprio interlocutore, per cui può capitare di guardare altrove proprio quando una microespressione si presenta. Secondariamente perché non ci si fa caso. Magari la si vede senza sapere come interpretarla e non se ne dà così la giusta importanza, lasciandola passare come se fosse un gesto qualunque o una smorfia di adattamento, mentre invece è appena stata fornita un’informazione importante.

Ma quali emozioni esprimono queste Microespressioni?
Lo studio delle microespressioni inizia negli anni ’60 grazie alla scoperta di questi micromovimenti da Haggard e Isaacs ma lo studio approfondito di questo fenomeno lo si deve al dott Paul Ekman, le cui ricerche hanno concluso che tali microespressioni facciali possono mostrare sette emozioni di base:

Felicità
Tristezza
Rabbia
Disprezzo
Disgusto
Paura
Sorpresa

Ognuna di queste emozioni può essere riconosciuta nel proprio viso ed in quello di tutte le persone, a prescindere dall’etnia, cultura, genere, religione e, con un opportuno allenamento, è possibile riconoscerle e capire la reale emozione che una persona prova, persino se quella persona siamo noi stessi.



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Storia Indiana dei Due Lupi



Si narra di un vecchio Cherokee seduto davanti al tramonto con suo nipote.
 Il bambino chiede: “Nonno, perchè gli uomini combattono?”

Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma. “Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perchè lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi.”

“Quali lupi nonno?”

“Quelli che ogni uomo porta dentro di sé.”

Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra di loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine, il vecchio che aveva dentro di sé la saggezza del tempo riprese con il suo tono calmo. “Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di infelicità, paura, preoccupazione, gelosia, dispiacere, autocommiserazione, rancore e senso di inferiorità.”

Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.

“E l’altro?”

“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”

Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato.

Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero. “E quale lupo vince?”

Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti. “Quello a cui dai da mangiare.”

Di storie come questa, sul bene e il male, sul web ne circolano molte. Un pò come l’angioletto e il diavoletto, uno alla destra e l’altro alla sinistra della nostra testa, che ci spingono a fare il bene o il male. Questa però mi ha colpito particolarmente, perché mette in evidenza che noi abbiamo la possibilità di scegliere se alimentare i pensieri positivi o quelli negativi.


Per questo è importante che nella comunicazione con noi stessi usiamo le parole giuste, per dirigere il nostro focus dove vogliamo e raggiungere i nostri obiettivi.

Per prima cosa devi eliminare le parole negative, perché il nostro cervello non pensa in negativo,
 ma in positivo.
 Facciamo un esempio: se ti dico ” Non pensare ad una palla rossa”,
 qual’è la prima cosa che ti è venuta in mente? Una palla rossa, vero?
Se voglio farti immaginare una palla blu, devo dirti ” Pensa ad una palla blu”.

La stessa cosa succede se dici a te stesso: “Non voglio emozionarmi come l’altra volta”. Il tuo cervello immaginerà la situazione dell’altra volta, in cui ti sei emozionato e forse hai fatto una brutta figura, e si predisporrà per vivere un altra situazione simile.

Molto meglio invece formulare frasi del tipo:  “Voglio parlare in modo tranquillo e rilassato”, “Voglio fare gesti espressivi” e via dicendo. Quindi devi parlare al tuo cervello in maniera positiva; è il primo passo per raggiungere i tuoi obiettivi.

In questo modo stai dando da mangiare solo a pensieri positivi e fai morire di fame quelli negativi.
 Così nella lotta interna tra i due lupi, sarà quello buono e positivo che vincerà.


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