giovedì 13 luglio 2017

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giovedì 6 luglio 2017

Giornata del Bacio



Simbolo dell’amore romantico, 
ma anche di affetto e intimità tra due persone, 
viene celebrato in tutto il mondo il 6 luglio. 
Perché baciarsi è molto più di un gesto d’amore:
 fa da termometro nelle coppie, 
ma aiuta anche ad alleviare i sintomi delle allergie.


QUANTI BACI diamo? Gli italiani sono tra i più assidui baciatori: in media il 75% della popolazione si dedica al bacio più volte durante la settimana, mentre il dato scende al 56% quando si parla della popolazione mondiale. Ma secondo alcune stime, si buttano via sei mesi allo smartphone mentre soltanto due sono in media le settimane dedicate a baciarsi. Eppure l’effusione più romantica che ci sia ha degli effetti benefici tutt’altro che trascurabili. Si può quindi considerare anche un po’ terapeutica la Giornata mondiale del Bacio che si celebra il 6 luglio.

Come un tango. Il bacio caratterizza tutti i rapporti di tipo affettivo: da quello materno, a quello tra amici e poi amanti. E può essere una sorta di termometro della nostra intimità sessuale: "Il bacio è un’armonia perfetta tra l’apertura della bocca e il movimento di lingua e denti - spiega Roberta Giommi, direttore dell’Istituto Internazionale di Sessuologia.  - .E' come se fosse un tango perché proprio come accade in questa danza anche nel bacio istintivamente ci deve essere qualcuno che conduce". In genere, nella cosiddetta fase nascente dell’amore, il bacio è molto appassionato: "Quando si è innamorati - prosegue l’esperta - il bacio è profondo e anche se non è sempre un preliminare rispetto alla sessualità caratterizza in modo decisivo l’aspetto erotico della coppia perché richiede confidenzialità corporea e del tempo da dedicare ad uno scambio emotivo".

Quando il bacio scompare. Ma poi, man mano che si va avanti negli anni e la relazione si consolida, è proprio il bacio l’atto di intimità che viene meno per primo. "Quando ci sono problemi di coppia il bacio profondo è una delle prime cose che scompaiono mentre resta quello 'a stampo' dato sulla guancia che ha un valore diverso - fa notare Giommi. - Quindi il bacio è un buon modo per verificare il livello di intimità della coppia e quando viene a mancare sarebbe meglio chiedersi perché. E’ chiaramente un segnale di 'disinvestimento emotivo' ".  

Il bacio affettivo. Non solo in coppia. Il bacio è un gesto di scambio importantissimo anche tra amici e tra genitori e figli. "Simboleggia un legame che può essere di accudimento e di serenità come accade nei bambini per i quali è un segnale importante tant’è vero che il bacio della buonanotte è per loro l’ultimo atto d’amore che li traghetta verso un sonno sereno. Ma anche tra amici indica una forte vicinanza, un’intimità speciale che fa la differenza con gli altri", prosegue Giommi. 

Gli ‘ormoni del premio’. Ma perché, indipendentemente dalla sua provenienza, il bacio ci fa sentire così bene? "Quando ci si bacia - spiega Francesco Bottaccioli, fondatore e presidente onorario della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia (Sipnei) - le emozioni positive che ne derivano hanno un effetto di rinforzo sul sistema immunitario. I rapporti sentimentali ed erotici, e quindi anche il bacio, attivano il rilascio di ‘neuro-trasmettitori premio’ come adrenalina, dopamina, endorfine, cannabinoidi e tutte le sostanze che hanno effetti benefici sia a livello cerebrale che sul sistema immunitario”. In effetti, questa scarica degli ormoni della felicità ha un effetto regolatore e il sistema immunitario diventa più equilibrato. 

Baci e allergie. Stando ad uno studio giapponese, pubblicato qualche anno fa sulla rivista Journal of Psychosomatic Research, con i baci è possibile migliorare anche i sintomi delle allergie. I ricercatori dell’Ospedale Satou, Osaka, in Giappone, hanno coinvolto 24 persone con eczema atopico e 24 con rinite allergica. Queste persone sono state invitate a baciare il proprio partner per una mezz’oretta. Due settimane dopo, hanno ripetuto l’esperimento: stessa stanza, stessa musica, ma niente baci, solo abbracci castigati. "I risultati sono stati molto intriganti", commenta Bottaccioli.

Allergie. "Il profilo immunitario successivo alla mezz’ora di baci, infatti, era nettamente diverso dall’altro e in generale dal profilo immunitario di queste persone allergiche: le IgE, anticorpi tipici dell’allergia, erano significativamente diminuite dopo la ‘cura’ di baci", commenta l'esperto. Come mai? Qual è il nesso tra baci e sintomi allergici? "Le allergie sono la manifestazione di un sistema immunitario squilibrato e il bacio, attraverso la tempesta di ormoni che scatena, lo riequilibra con un conseguente miglioramento dei sintomi allergici", conclude l’esperto. Insomma, la spiegazione sta nel rapporto tra stress e sistema immunitario. Nell’allergia è frequente il riscontro di situazioni stressanti, che diventano un fattore di aggravamento e di stabilizzazione dell’allergia stessa. "Sotto stress si produce cortisolo in sovrappiù. Questo fondamentale ormone prodotto dalle surrenali è anche un potente attivatore dell’allergia".  

Effetti collaterali? Non solo benefici, però. Innanzitutto, tramite il bacio c’è uno scambio di batteri.  Durante un bacio passionale i partner si scambiano milioni di batteri appartenenti al microbioma salivare, ossia l’ecosistema dei microrganismi che vivono nella saliva. Per essere precisi, un bacio alla francese di almeno dieci secondi è sufficiente per trasmettersi circa 80 milioni di batteri. A scoprirlo è stato uno studio condotto dai ricercatori di Micropia, il primo museo al mondo di microbi, ad Amsterdam, e della Netherlands Organisation for Applied Scientific Research, e pubblicato in un articolo su Microbiome.

Lo studio. I ricercatori hanno chiesto a 21 coppie di compilare questionari in cui si chiedeva espressamente anche la frequenza media dei baci intimi, per poi prelevare campioni di saliva e studiare la composizione microbica. Per poter quantificare il numero di batteri che effettivamente si trasmettono con un bel bacio, è stata fatta bere una bevanda probiotica contenente determinate quantità di particolari varietà di batteri, tra cui Lactobacillus e Bifidobatteri, ad un membro di ciascuna coppia. In seguito è stato prelevato un campione di saliva dell’altro partner e confrontato con un campione prelevato prima del bacio. L’esperimento ha verificato che, proprio a causa del bacio, la quantità di batteri probiotici nella saliva del ricevente incrementava di tre volte rispetto a quella precedente.

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Bandoleer


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La donna è stesa sulla schiena con le gambe sollevate e le ginocchia unite contro il petto, 

l'uomo si inginocchia e la penetra. 

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lunedì 3 luglio 2017

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domenica 28 maggio 2017

Gli Occhi sono lo Specchio dell’Anima




«Gli occhi – dice il proverbio – sono lo specchio dell’anima». 
L’esperienza ci dice che è una frasi di una profonda verità. 
Spesso (non sempre, ovviamente)
 basta guardare una persona negli occhi per capirla meglio. 
Non si tratta di classificare una persone, ma di provare a leggerle nell’animo.

I proverbi e le frasi sugli occhi ci permettono di capire un po’ meglio il nostro sguardo e il mondo che si muove dentro di noi. Le frasi sugli occhi che vi proponiamo, infatti, non riguardano l’occhio come organo del nostro corpo ma proprio quello «specchio dell’anima» che essi rappresentano.


frasi sugli occhi 
(con qualche proverbio)

Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. (Gesù)

C’è una strada che va dagli occhi al cuore senza passare per l’intelletto. (Gilbert Keith Chesterton)

Chi ha l’occhio, trova quel che cerca anche a occhi chiusi. (Italo Calvino)

Ci sono certe cose dove l’occhio femminile vede sempre più acutamente di cento occhi maschili. 
(Gotthold Ephraim Lessing)

È certo che un uomo lo si comprende assai meglio dagli occhi 
che non dalle parole… (Robert Musil)

Gli occhi sono la dimora della vergogna (Aristotele)

Gli occhi sono la spia del cuore. (Proverbio)

Gli occhi sono le specchio dell’anima. (Proverbio)

Gli occhi sono testimoni più precisi delle orecchie. (Eraclito)

Gli occhi stanchi di pianto sono i più degni di riposarsi nella contemplazione del cielo. (AmbrogioBazzero)

I suoi occhi si muovono sotto le lacrime come due pesci in un mare troppo stretto. 
(Margaret Mazzantini)

Il pittore, a rigore, dipinge con l’occhio; 
la sua è l’arte di vedere tutto regolarmente e secondo bellezza. (Novalis)


Il prudente ha gli occhi aperti. (Proverbio)

L’essenziale è invisibile agli occhi. (Antoine de Saint-Exupéry)

L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose. (Italo Calvino)

L’occhio percepisce ma non scruta, crede ma non interroga, recepisce ma non indaga, 
è privo di desiderio e non persegue nessunacrociata. (Muriel Barbery)

L’occhio attira l’amore. (Proverbio)

La bellezza da sola basta a persuadere gli occhi degli uomini, 
senza bisogno di oratori. (William Shakespeare)

Ma nel buio, amore com’è sprecato. 
Non lo sai che gli occhi son la guida migliore nel piacere? (Properzio)

Nella fronte e negli occhi, si legge la lettera del cuore. (Proverbio)

Non dar retta ai tuoi occhi e non credere a ciò che vedi: 
gli occhi vedono soltanto ciò che è limitato. (Richard Bach)

Occhio non vede, cuore non duole. (Proverbio)

Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, 
mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? (Gesù)

Se potessi scrivere la bellezza dei tuoi occhi. (William Shakespeare)

Vedono meglio quattro occhi che due. (Proverbio)
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martedì 2 maggio 2017

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domenica 16 aprile 2017

Totò conobbe Pasolini



Totò conobbe Pasolini



Roma, la città eterna, era il fondale dell’incontro tra Totò e Pasolini. Totò, o meglio, Antonio De Curtis (l’attore sarà sempre sentito dalla persona come un’esistenza a sé stante) si trasferì a Roma all’inizio degli anni Venti, in seguito al matrimonio tra la madre Anna Clemente e il marchese Giuseppe De Curtis, che lo aveva riconosciuto come figlio legittimo solo poco tempo prima. Nella capitale si mosse, per i primi tempi, in uno stato di aspra indigenza, ricco soltanto di molte speranze, saltando da un teatro all’altro con il desiderio di essere scritturato 
e di avere la tranquillità di un guadagno.


Pasolini era, invece, arrivato nell’Urbe intorno al 1950, lasciato alle spalle l’episodio scandaloso a 
Casarsa, in Friuli. Roma accolse le loro misere condizioni e li omaggiò in seguito col successo: Totò 
cominciò col varietà, fino a raggiungere la fama girando diversi film l’anno; Pasolini iniziò in letteratura, già in Friuli, ma a Roma pubblicò i suoi romanzi (Ragazzi di vita e Una vita violenta) per poi cimentarsi col cinema, dapprima come sceneggiatore e successivamente come regista con Accattone (1961), Mamma Roma (1962) e l’episodio La ricotta, del film Ro.Co.Pa.G. (1963). Si presentò a Totò con umiltà, nonostante fosse un intellettuale importante ‒ tra l’altro molto discusso, per una serie di motivi che comprende anche il suo orientamento sessuale. La divergenza tra i due comprende anche il diverso rapporto con Roma, in cui Totò visse bene, non sentendo mai l’atmosfera familiare e calorosa della sua Napoli. Pasolini descrisse le borgate e la loro povertà, l’aspetto più miserevole di Roma. Entrambi aborrivano il bel mondo borghese, il sistema corrotto dal consumismo, preferendo una riservatezza diversificata dagli stili di vita.


Silvio Bertoldi raccolse, a proposito, questo pensiero dell’attore: «Lavoro, torno a casa e mi chiudo qui dentro. Non esco mai, non vado in nessun posto. Sono pessimista, solitario, alieno dalla mondanità, odio i rumori, mi piace parlare poco». E ancora, l’attore stesso scrisse: «Dicono che sono troppo riservato, ma credo che un attore ‒ quando esce da un palcoscenico o da un teatro di posa ‒ debba appartenere soltanto a se stesso». Franca Faldini, sua ultima compagna di vita, dice di lui: «Coltivava un suo mondo inconscio che poi, rendendolo molto più vulnerabile alla realtà, lo costringeva a sfuggirla, sprofondando nell’introversione per evitare di vederselo sciupato» . In lui Pasolini scorse quella stretta, viscerale vicinanza alla miseria, quel lungo periodo infantile di anni infelici e precari, che costituiva una qualità ai suoi occhi, più che un elemento da celare col silenzio. Il mondo gramo, paradossalmente fiabesco, che Napoli rappresentava nell’animo di Totò era un fattore imprescindibile del suo modo d’essere. Pasolini lo vide chiaramente: «È di lì che viene fuori direttamente. Totò è inconcepibile al di fuori di Napoli e del sottoproletariato napoletano». Sfera sociale che Pasolini costantemente voleva indagare
 e che sceglieva come sfondo per quasi ogni opera letteraria e cinematografica.


Il loro incontro avvenne intorno ai primi anni ’60, in casa di Totò. Pasolini era accompagnato da Ninetto Davoli, giovanotto che avrebbe affiancato l’attore in ogni sua interpretazione pasoliniana, ma che allora fece a Totò una pessima impressione. Il ragazzo, preso dall’euforia di conoscere Totò, scoppiò a ridere non appena lo vide; ma il tratto che a Totò parve più detestabile di Ninetto furono i jeans consunti con cui si era presentato, tanto che, una volta finito l’incontro, ebbe a spruzzare l’insetticida lì dove si era accomodato per il caffè  (Totò teneva molto a queste formalità, all’eleganza e all’aspetto decoroso che doveva contraddistinguere un uomo). Fu un incontro permeato da nervosismo, da imbarazzo e da grande discrezione da parte di entrambi gli artisti. La Faldini lo ricorda così: «Fu l’incontro di due timidi, complessati, ognuno a modo suo. E su questa base si instaurò tra loro un rapporto di reciproca stima e comprensione. Pasolini affascinò Antonio per la sua capacità di essere colto senza salire in cattedra, per l’incisività con cui tratteggiava un certo sottoproletariato che non gli era del tutto sconosciuto, per i suoi tormenti di creatura umana. Delle sue Poesie in forma di rosa conosceva a memoria Supplica a mia madre, che lo aveva molto colpito. Viceversa, egli dovette interessare Pasolini, perché, immagino, lo riconobbe perfetto nella famelica veste dei miseri, deformato dalla grandezza dei miseri, di quella razza 
umana, ossia, che accentrava il suo interesse artistico».





Parlarono del progetto di Pasolini, il film Uccellacci e uccellini, che Totò avrebbe dovuto girare assieme a Davoli. Ricorda, a tale proposito, il produttore del film Alfredo Bini: «Totò si fidava molto di Pasolini, il rapporto era molto semplice, tutti e due gentilissimi l’uno con l’altro. La scelta l’aveva fatta [Totò] e una volta detto di sì si era affidato completamente al regista, senza nessuna remora». Lo stesso attore ebbe a dire di Pasolini: «Ho una gran fiducia nella sua cultura, nella sua preparazione». Una volta iniziate le riprese, migliorò il rapporto anche con Ninetto; con Pasolini cominciò una rispettosa e serena amicizia, riflesso della pudicizia e dell’onestà di entrambi.


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